Territorio
Terra Majura: storia e paesaggio in Umbria
Storia antica e origini del nome
Terra Majura prende il nome dall’antica denominazione del Monte Torre Maggiore, che si erge alle spalle del borgo di Cesi.
Si presume che la zona fosse già frequentata dalle popolazioni umbro-naharke intorno al VI secolo a.C., scelta come luogo sopraelevato da cui ammirare un panorama straordinario.
Il termine Terra Majura, insieme a Ara Major, si è conservato fino alle cronache dell’Ottocento, probabilmente come ricordo degli antichi culti religiosi o in onore di Castore e Polluce.
I templi e i riti del solstizio
Il monte fu un importante centro religioso, sede di due templi di grande rilievo nell’area dei Monti Martani.
Secondo la tradizione, durante il solstizio d’estate, i sacerdoti svolgevano riti di purificazione. I templi venivano considerati come grandi altari, chiamati “ara major”, elevati al Sole.
Furono tra i principali centri di culto non solo del territorio locale, ma di tutto il centro Italia fino al III secolo d.C.
La montagna cosmica
Alcuni studiosi ipotizzano che il Monte Torre Maggiore fosse considerato una “montagna cosmica” di origine celtica, simbolo di connessione con il cielo e il sacro.
Questo luogo, ricco di storia e di mistero, testimonia il legame antico tra uomo, natura e spiritualità, e conferisce al territorio di Cesi un fascino unico che si percepisce ancora oggi.
Legame con la nostra olivicoltura
Oggi, il territorio di Terra Majura non è solo un luogo storico, ma rappresenta l’anima della nostra azienda agricola.
Ogni olivo coltivato e ogni bottiglia di olio extra vergine di oliva DOP racconta la connessione tra terra, paesaggio e tradizione, trasmettendo l’identità e la qualità di un prodotto profondamente legato all’Umbria.
Cesi
Borgo, storia e curiosità
All’ingresso del borgo, di fronte alla ex chiesa di Sant’Angelo, si trova la Bottega dell’olio Terra Majura, cuore dell’azienda e punto di incontro con il territorio.
Cesi, definita il “balcone sulla conca ternana”, deve il suo fascino alla posizione panoramica e alle antiche grotte difensive, che testimoniano l’importanza strategica del luogo fin dai tempi degli antichi Umbri, tra i popoli più antichi d’Italia, stanziatisi nella zona intorno al IX secolo a.C.
Successivamente, Cesi entrò nella storia di Roma e della vicina città di Carsulae, fino al 962, quando l’imperatore Ottone di Sassonia infeudò il territorio a un suo consigliere, Arnolfo, dando origine alle Terre Arnolfe, di cui Cesi divenne capitale. Tra il XVI e il XVII secolo, il borgo prosperò sotto lo Stato Pontificio, mentre nel 1861 fu costituita la prima giunta municipale. Nel 1927, Cesi entrò a far parte del Comune di Terni.
Oggi, Cesi è un piccolo borgo ricco di architetture storiche, che raccontano antichi splendori e tradizioni secolari.
Come scriveva Contelori, storico del Seicento:
“L’aria è di tutta perfettione, essendo la terra dominata nell’inverno dal sole a oriente, mezzogiorno e ponente ed è difesa dalli monti dall’empito della tramontana. Il territorio abbonda d’olio, perfettissimo per ardere e mangiare; de frutti saporiti d’ogni sorte; le carni sono delicate e gustose, mentre siano d’animali quali habbino pasciuto nelle montagne, per esser queste piene di serpillo, issipo e altre herbe odorifere.”
Contelori, 1588 – 1652
Il borgo, con la sua storia millenaria e i panorami mozzafiato, rappresenta oggi un ponte tra passato e presente, tra la cultura, la tradizione umbra e la produzione di olio extra vergine di oliva di qualità.
Storia, cultura e tradizioni
Il Grande Nemeton, il Grand Tour, leggende e spiritualità
Grande Nemeton
Il Grande Nemeton (termine celtico che indica un luogo sacro o santuario naturale) di Terra Majura, noto anche come Ara Major, è un sito di grande rilevanza storica e spirituale.
Per migliaia di anni, durante i mesi estivi, pellegrini provenienti dalla bassa Umbria, dalla Sabina e da tutta Europa percorrevano la via del “carro” per raggiungere questo santuario. La strada saliva da Carsulae a Cesi, passando per Sant’Erasmo, fino a giungere a Terra Majura.
Il tempio pagano era uno dei più grandi e importanti d’Europa, e i resti sono ancora visibili oggi. Tra le testimonianze più significative ci sono numerose are sacrificali e monoliti con vaschette e sgocciolatoi, utilizzati per i riti religiosi. Il tempio era probabilmente dedicato alla fertilità, come indicano i bronzetti votivi che raffigurano uomini con i segni della virilità.
Oggi, il Grande Nemeton è un luogo ricco di storia, spiritualità e mistero, che continua a raccontare antiche tradizioni e legami con la natura.
Il Grand Tour
Il Grand Tour era un viaggio di formazione e scoperta, particolarmente popolare tra l’aristocrazia europea tra il XVII e il XVIII secolo. L’Italia, con la sua storia, arte e paesaggi, era una meta fondamentale.
La Cascata delle Marmore, con la sua maestosità, rappresentava una tappa obbligata, mentre borghi come Cesi, con il loro fascino unico, attiravano viaggiatori curiosi e avventurosi.
Scrittori e viaggiatori come John Milton, nel suo Paradiso Perduto, descrivevano Cesi come una città costruita sulle rocce, con mura ornate di torri e merli. Anne Miller, nel suo diario di viaggio, sottolineava l’impressione che il borgo fosse “ancorato alla montagna da catene invisibili”.
Queste testimonianze offrono una finestra sulla cultura e il pensiero dell’epoca, evidenziando l’amore per arte, natura e storia, oltre alla curiosità per il diverso e il mistero. Il Grand Tour non era solo un viaggio di piacere, ma un’opportunità per conoscere il mondo e arricchire la propria formazione culturale. Cesi e i suoi luoghi iconici rappresentavano un laboratorio di esperienze e ispirazione per i viaggiatori europei.
La merangola
Antico frutto umbro, proprietà, ricette e usi in cucina
Nel territorio di Terra Majura, tra Cesi e la zona di Piedimonte, crescono piante di agrumi centenari molto vigorose e ornamentali: i merangoli — conosciuti anche come arancio amaro, melangolo o, in termini botanici, Citrus aurantium.
Questi alberi sempreverdi, con foglie verdi lucide, rami spinosi e fiori bianchi profumatissimi, producono frutti rotondi dalla buccia rugosa e di un intenso colore arancio-giallo. La polpa ha un sapore marcato, amaro e acidulo, motivo per cui tradizionalmente non viene consumata fresca ma utilizzata in cucina e nella trasformazione alimentare.
La merangola è un frutto antico e radicato nella cultura locale: la sua presenza è documentata già negli statuti del Comune di Terni del 1300, segno di una tradizione agricola profondamente collegata al paesaggio umbro.
Caratteristiche, uso e tradizioni
La pianta di merangola è nota per la sua resistenza al freddo superiore rispetto ad altri agrumi e per la sua capacità di adattarsi a climi mediterranei, rendendola ideale non solo come pianta da frutto ma anche come elemento ornamentale nei giardini e nei viali.
Le sue caratteristiche principali includono:
- Fiori bianchi profumati: intensamente aromatici, spesso usati anche per tisane o come ingrediente profumato nelle bevande.
- Frutti rugosi e aromatici: la buccia è ricca di oli essenziali che la rendono perfetta per aromatizzare piatti e liquori; la polpa sconsigliata al consumo fresco per il forte sapore amaro.
- Impieghi tradizionali in cucina: il succo e la buccia vengono usati per aromatizzare legumi, carni (come la maiale alla brace), insaccati locali, mentre in molte aree italiane l’arancia amara è alla base di marmellate, canditi e liquori tradizionali.
- Proprietà aromatiche e funzionali: oltre al sapore unico, l’arancio amaro è storicamente apprezzato per le sue proprietà digestive e aromatiche, e l’olio essenziale estratto dalla buccia trova impiego anche in profumeria e in prodotti cosmetici.
Ricette e tradizione culinaria
Una delle preparazioni più genuine e radicate nella cultura umbra prevede l’uso della merangola per aromatizzare la bruschetta:
Bruschetta con merangola strofinata
- Abbrustolite delle fette di pane casareccio raffermo sulla brace.
- Disponetele su un ampio piatto.
- Strofinate il frutto direttamente sulle fette per grattarne la buccia e liberare gli oli aromatici.
- Salate e aggiungete olio extra vergine di oliva Terra Majura in abbondanza.
Questa semplice ricetta permette di assaporare l’incontro tra agrumi, pane e olio umbro, unendo sapori autentici e tradizionali.
Curiosità letteraria
“Le pellegrine in sosta che hanno durato tutta la notte la loro litania s’aggiustano gli zendadi sulla testa… un cane lionato s’allunga nell’umido orto tra i frutti caduti all’ombra del melangolo.”
*Eugenio Montale – Le occasioni 1928‑1939, Elegia di Pico Farnese
Questa immagine letteraria cattura l’intenso immaginario legato a questo frutto antico, dove natura, memoria e paesaggio si intrecciano in modo suggestivo.