Azienda
Storia dell’azienda
Terra Majura è un’azienda agricola umbra specializzata nella coltivazione di olivi e nella produzione esclusiva di olio extra vergine di oliva di alta qualità.
Si trova in Umbria, nel cuore verde d’Italia, nei pressi del piccolo borgo di Cesi, in un’area storicamente vocata all’olivicoltura.
L’attività ha avuto inizio nel 1982 e, fin dalle origini, l’azienda si distingue per la profonda passione per il territorio e per il costante miglioramento di tutte le fasi della produzione dell’olio extra vergine di oliva, dalla cura degli oliveti alla frangitura. Un approccio attento e consapevole che garantisce un prodotto di elevata qualità e fortemente legato alla sua origine.
Gestita dalla famiglia Lucci, Terra Majura è un’azienda agricola che ha fatto della valorizzazione dell’olio umbro la propria missione, monitorando con attenzione ogni fase del ciclo produttivo.
Dedizione, rispetto per la terra e attenzione ai dettagli rappresentano l’eredità lasciata da Paolo, fondatore dell’azienda, e continuano a guidarne il lavoro quotidiano.
Dal 2018, Terra Majura ha ottenuto la certificazione D.O.P. Umbria, un importante riconoscimento che attesta la tipicità dell’olio extra vergine di oliva, il legame con le varietà autoctone e il profondo rapporto con il territorio umbro.
Origini, evoluzione, certificazioni D.O.P.
Visione
Filosofia, valori e missione aziendale
La campagna come scelta consapevole, nel 1982.
L’amore per la terra umbra e per gli ulivi, la passione e la dedizione per il lavoro e per la famiglia.
Il sogno e la visione di creare un olio extra vergine di oliva capace di valorizzare la propria storia, le tradizioni e le origini.
La ricerca continua e l’ambizione alla perfezione sono i principi su cui nasce la nostra azienda agricola, fondata sui valori trasmessi da nostro padre Paolo, che ha sempre creduto in un modo di fare agricoltura fatto di rispetto, impegno e responsabilità.
Un motto, scritto a mano in stampatello su un foglietto, è ancora oggi gelosamente custodito nella nostra bottega dell’olio e guida ogni nostra scelta:
“C’È UN SOLO MODO DI FARE LE COSE: QUELLO GIUSTO.”
È con questo spirito che portiamo avanti il suo lavoro, seguendo gli insegnamenti ricevuti e continuando a valorizzare un olio umbro di qualità, espressione autentica del territorio e delle persone che lo vivono ogni giorno.
Sara, Marta e Marco
Paolo, l'uomo che sussurra agli ulivi
A settant’anni ha iniziato il recupero di un uliveto di montagna abbandonato, nella zona vicino a Cesi. Coltiva il sogno di far diventare quel terreno dimenticato un grande giardino dove possano pascolare anche le pecore
Diventerà un giardino, Ha le idee chiare Paolo Lucci, giovanissimo settantenne con l’entusiasmo di un ragazzino. In sella al vecchio trattore cingolato Lamborghini, sorride soddisfatto mentre è al lavoro per trinciare le potature. Dieci ettari di uliveto, da poco presi in affitto in uno degli angoli più belli della fascia pedemontana ternana. Se alzi gli occhi sopra le chiome argentate degli ulivi vedi la torre medievale sulla penna di San Giovanni e appena più sotto, il convento con la chiesa della Madonna dell’Olivo. Tutto qui parla di queste piante antiche e sacre e della loro coltivazione che ha fatto la storia e l’economia di Cesi e dell’Umbria. Gli uliveti, alle pendici dei Monti Martani, si estendono a perdita d’occhio e s’arrampicano su fino ai primi balzi della montagna. «Eppure adesso sono in buona parte abbandonati. Come lo erano questi dieci ettari, tremila piante, alcune vecchie di 150 anni, che Paolo ha deciso di salvare. In pratica sta facendo un restauro. Molte piante erano soffocate da rovi e da altri arbusti e poi…guarda!». Lucci ne prende di mira una e inizia la slupatura. La slupatura, cioè? Bisogna togliere le parti marce del tronco, sennò l’acqua non scorre via e l’ulivo rischia di morire. Perché l’ulivo ha bisogno d’attenzione e di cure per produrre l’olio buono. Che qui alcuni produttori continuano a fare, ma sempre di meno, spesso per uso personale. All’inizio del ‘900 c’erano tredici mole olearie nell’area di Cesi e Piedimonte, fino a Portaria. Oggi ne sono rimaste due. Pro- durre l’olio nella fascia pedemontana costa molto. Soldi e fatica. Ci vorrebbe una piccola rivoluzione culturale. «Prima si badava soprattutto alla quantità, alla resa, più che alla qualità. Adesso la raccolta, almeno per noi, è anticipata per ottenere un olio migliore. Si punta al Dop con il 65 per cento di moraiolo: bisogna coinvolgere tecnici professionisti e sistemi innovativi. Ma soprattutto, dice Paolo, occhio alla commercializzazione. Lui, con alle spalle un’esperienza di quarant’anni da venditore in altri settori, quando ha deciso di scommettere sull’olio ha cominciato proprio da lì, dai sistemi di vendita e promozione. In genere chi produce ci pensa solo alla fine a queste cose. Noi abbiamo fatto il contrario Con l’aiuto della moglie e dei figli ha creato un marchio e un’etichetta, Terra Majura (in onore al monte Torre Maggiore che domina la città e gli oliveti), un piccolo laboratorio per l’imbottigliamento, nel vecchio ufficio postale di Cesi e sta provando a entrare nei mercati di Roma e del Nord Italia. L’on-line non ha funzionato: contattiamo direttamente i ristoratori e cominciano ad arrivare risposte positive». Intanto Paolo Lucci pensa di piantare un ettaro di nuovi ulivi, Leccio del Corno, una varietà pregiata della Toscana e a far sì che il Maurino, pianta impollinatrice, sia a favore di vento rispetto al resto dell’uliveto.
Un esempio da seguire il suo? «Mah, non so: è difficile immaginare che la montagna torni a essere luogo di produzione e lavoro». Però ci spera: con il sostegno dei figli e di altri giovani, gli uliveti di Cesi potrebbero tornare ad essere un giardino, con i prati in ordine e puliti, magari anche con l’aiuto delle pecore della pastora Manuela, che sta poco più su. Economia circolare di montagna.
Estratto del Messaggero del 20/02/2018
Articolo di Gianluca Diamanti